Kein - In Bloom

Kein

Kein is a sound artist and performer from Italy. His work focuses on contemporary digital music. His signature sound incorporates beautifully broken rhythmic frameworks which are entwined with evocative melodic textures and melodies. As well as Audiobulb Records, Kein has released music on Helvet Underground (Switzerland), Nuhar Records (Italy), Cinoci Records (UK) and several European netlabels. Kein has also collaborated extensively with Flug band and he is the author of ‘Secret Diary' project.

In Bloom

Kein describes his work as follows, “In Bloom” for me is the perfect picture of what I’m today both from the musical point of view and from the intimate and personal one. More than a real album, I consider it like a collection of my moods and a selection of my favorite recent works. It contains many references to my travels and my life’s experiences, but it is also the obvious result of many musical and artistic influences, that I consider so essential. My music is the result of a mixture of melodies and glitchy alchemies that I subjected to an endless series of editing, "cutting and sewing", with massive use of selected plug-ins. In most of the tracks, I wanted that the “error”, the “glitch”, would be an essential component, without putting in contrast, deleting or excluding the melodic aspects, that - in fact - remains on leading. Lately, in fact, I enjoyed a lot to record sounds and noises using a condenser microphone. Sounds and noises such as heavy rain or an old broken guitar, but also some small wood and metal objects that I hit and rub each other without a precise pattern.

The album comes as a limited edition CD series; each copy has been numbered by hand and comes with a high quality digipack, minimal and handmade.

AB053 | July 2014

 

Reviews

  1. Soundwall (translated from Italian)

    Introspection is a dead serious matter. We must express the uniqueness that we carry inside but be careful that things do not sound too cryptic and elusive. And the examples are worthless as you can see from the artistic souls like you. In the case of Kein, for example, could be as gentlemen Flying Lotus or Arandel to suggest possible directions, having regard to all of the similarities of the case. But of course if you follow the directions outlined by others we are no longer dealing with a true sense of introspection. For this reason we loved "In Bloom", the debut album of producer output Molise July 2 to Audiobulb Records. Because he knows the idiom of its unique charm while drawing a design that is easy to dip, seasoned with ambient, IDM and glitch, sharp yet cozy.

  1. Radiophonica

    Esce il 2 luglio 2014 per l'inglese Audiobulb Records, "In Bloom", nuovo lavoro discografico di Kein, sound artist focalizzato sulla musica digitale contemporanea. L'album, il primo full-lenght dell'artista, rappresenta la fotografia di ciò che Kein è oggi sia dal punto di vista artistico, sia da un punto di vista più intimo e personale. Un viaggio elettronico con le sonorità di Apparat, Burial, Robert Lippok, Flying Lotus e Kettel, con digressioni tipiche del rock e del post-rock e ampio utilizzo di tecniche di sampling. Il mastering è stato realizzato da Kai Blankenberg (Apparat, Guano Apes e Lady Gaga) allo Skyline Tonfabrik di Dusseldorf, mentre l'artwork (edizione limitata - 200 copie numerate e fatte a mano) è stato realizzato da Civico | 32).

    La musica di Kein è stata utilizzata da diversi videoartisti sperimentali in tutto il mondo ed ha pubblicato le registrazioni sul Audiobulb Records (UK), Helvet metropolitana (Svizzera), Nuhar Records (Italia), Cinoci Records (UK) e diverse netlabel europee.

  2. Daily Storm

    Recensione | Tra brani rarefatti e musica apparentemente cervellotica, ci viene dato un disco spontaneo, lontano da qualsiasi deriva concettuale. Romantico, quasi. Duecento copie realizzate a mano, ognuna numerata. Così Kein ha deciso di inaugurare in BLOOM, il suo primo full lenght prodotto dall’inglese Audiobulb Records. L’esperienza alle spalle, tuttavia, non manca: due EP pubblicati, Suburban Turntablism (2007) e Fondle (2009), oltre a svariate collaborazioni come sonorizzatore di videoartisti e come bassista in gruppi indie rock, punk, garage e chi più ne ha più ne metta. in Bloom riassume sostanzialmente tutte le esperienze passate di quest’italianissimo sound artist. Più soffuso nelle scelte melodiche, ma comunque elettronico nella sua matrice, le sette tracce del disco oscillano silenziosamente tra l’ambient e l’IDM (Intelligent Dance Music), movimento electro ormai conosciuto a livello internazionale più o meno consciamente grazie a uno dei suoi padri fondatori, tale Richard David James (per gli amici Aphex Twin). Come recita il nome, l’Intelligent Dance Music, chiamata anche Braindance, non si dedica soltanto al coinvolgimento fisico, ma -soprattutto- a quello cerebrale, connettendo direttamente i nervi e le sensazioni a una data atmosfera. Per i maligni, questa musica viene catalogata come sciocco e ripetitivo sottofondo a qualche pretenziosa installazione dinamica in musei d’arte ultracontemporanea che in tanti visitano ma solo dall’esterno. Per i più benevoli e accorti, è spesso un ottimo accompagnamento riflessivo. in BLOOM, come tutte le altre opere affini al genere, nella sua immediatezza richiede concentrazione d’ascolto necessaria e sufficiente a dare una forma al percorso sonoro, a rendere i colori di quel che si ascolta più nitidi. Come ha dichiarato l’artista stesso, «più che un vero e proprio album, lo si può considerare una raccolta di stati d’animo, di esperienze di viaggi e di vita vissuta». Sette momenti cristallizzati in un lasso di tempo relativamente breve, osservati dalle nostre orecchie attraverso un vetro traslucido fatto di suoni opachi e spesso indefiniti. Come Untitled, l’apertura del disco, nominata così apposta perché offre una libera interpretazione degli snodi melodici. Un brano composto nello scompartimento di un treno, con fuori dal finestrino nulla di determinato o che tu possa prevedere di ritrovarti sotto al naso. Interessante il confronto, verso la fine dell’LP, tra Londra e Berlino con la coppia Brixton Rd. vs Ostalgie, dove al chiacchiericcio e alle atmosfere fredde della prima si contrappone una maggiore dinamicità della seconda, pervasa comunque da una malinconia di fondo alla ricerca di colori caldi. Look after me esprime il suo bisogno di sicurezza attraverso un equilibrio formale, dove si bilanciano armonicamente il ritmo, la melodia e le distrazioni di qualche glitch un po’ sghembo ma mai troppo calcato. Mentre In Bloom inquadra, come da titolo, il disgelo e l’inizio di una rinascita in timelapse, il grigio che lascia gradualmente spazio al colore. La chiusura è affidata a Sugar e Isländische, che uno dopo l’altro squarciano il finale prima con ritmi regolari e a tratti ossessivi, infine sempre più affastellati e sporcati da intrusioni rumoristiche. È proprio dai rumori che scaturisce il binomio musica/noise dell’opera. Dove i sintetizzatori e le drum machine costruiscono un tappeto sintetico di frequenze, la coloritura dei glitch è affidata a un fido microfono che di soppiatto ha registrato piogge battenti, legni che sfregano, viti di metallo che cadono, per poi incanalare tutto nel computer, editando, tagliando e rielaborando il tutto senza uno schema preciso. Come d’altronde lo è tutto il disco. Le tracce non seguono un’organizzazione premeditata, sono davvero una collezione di momenti donati al pubblico in un palmo di mano, come una bellissima conchiglia raccolta sulla spiaggia e porta d’istinto a chi ti è vicino. E nonostante la presunta cerebralità dei generi musicali presenti nel disco, la spontaneità che ne fa da contraltare lo fa brillare ancora meglio.

  3. Rockit

    Vedo l’immagine dell’artista, che in viaggio tra treni e aerei, tira fuori il suo diario e ci scrive sopra quello che ha dentro. Ora, sostituiamo la moleskine con un laptop. E il diario facciamolo diventare un audiodiario. Al posto delle parole mettiamoci i suoni ad esprimere impressioni, pensieri, riflessioni in solitario. Questo primo full lenght di Kein, producer e lavoratore della musica da anni attivo e prolifico in italia e all’estero. É un lavoro personale, intimo, di ricerca e introspezione. La via scelta per comunicare lungo le 7 tracce che compongono “In Bloom” è l’elettronica ambient, Idm, glitch. Emozioni e impressioni catturate col microfono sempre a portata di mano e costruite sapientemente passando attraverso luoghi diversi, dalla pioggia di Londra, ai cieli di Berlino, dalle strade di Barcellona all’aria fredda di Ginevra, fino qui da noi, nell’Italia che è casa. Questo disco, uscito per l’etichetta inglese AudioBulb, segue due precedenti ep, “Suburban Turntablism” del 2007 e “Fondle” del 2009, come l’invecchiare di un buon vino. Le influenze sono chiare e citate senza troppi patemi d’animo, di Flying Lotus e Apparat ci si accorge subito, e volendo andare a fondo alla questione, pure il mastering si scopre curato da Kai Blankenberg, uno che con Apparat ci ha lavorato proprio. La prima traccia, “Untitled”, parte con un crepitio di focolare che ci suggerisce di metterci comodi in poltrona, alla sera, e tendere le orecchie. Gli spazi, le atmosfere, gli ambienti sono in continuo divenire, si spiegano come vele al vento, se mi concedete la facile analogia. Per la traccia che da il nome al disco invece è interessante tentare di capire come il ritmo e lo scricchiolare continuo del beat si intersechino tremendamente bene con gli archi che scavano il letto del fiume in cui scorre la canzone. “Brixton Road” invece è buia, umida, fatta di ciotoli grigi: una foto sfocata con la luce gialla dei lampioni a farci intendere dove ci troviamo. “Isländische” è una chiusura che vale come la ciliegina sulla torta. I synth che abbaiano, le macchinette che stridono, i bicchieri che richiamano l’attenzione come fosse il momento del brindisi, e io a questo disco brinderei volentieri, ovunque mi trovassi. Un lavoro buono ovunque, senza appartenenze a costringerlo e limitarlo.

  4. Movimenta.com

    Home of Future Beats: “Audiobulb ha pubblicato all’inizio di questo mese In Bloom, il debutto di Kein, con sette brani ispirati da esperienze londinesi e berlinesi (il primo, Untitled, già utilizzato dal videoartista sperimentale ucraino Alexander Isaenko per la realizzazione di The Negative Selection); lunedì prossimo arriverà invece il suo mix per Half Past Series.

  5. Rockerilla

    Benchè si tratti della prima uscita in full lenght, non si può certo parlare di esordio per Kein, Sound Artist, musicista, dj e organizzatore di eventi, in attività da quasi dieci anni, durante i quali è passato dal punk al noise, dal dubstep all’ambient e l’IDM. La sperimentazione su sonorità glitch, ambientazioni sonore al limite della trascendenza e melodie electro-minimali si concretizza in flussi sonori in cui le diverse dimensioni del suono si amalgamano, creando atmosfere liquide e rarefatte che solo in rari casi si allontanano da questa evanescente tranquillità. E’ musica che si presta all’immagine, ma anche immagine che diventa musica. MAGNETICO.

  6. Il Mucchio Selvaggio

    Alle spalle un paio di ep, Kein arriva al primo passo lungo a sintetizzare vari anni di musiche e viaggi (la cupezza claustrofobica di Brixton Rd. omaggia la vita notturna londinese, così come il dinamismo di Ostalgie fa con Berlino). Pubblicato dall’inglese Audiobulb, “in Bloom” mette a frutto sia l’esperienza nei panni di sound designer elettronico volto prevalentemente all’ambient, che gli ha guadagnato sonorizzazioni per videoartisti, sia la precedente militanza come bassista in alcune band, da cui la memoria di divagazioni dallo stampo post-rock. Il piatto è levigato con somma cura, ma spuntano anche rumori catturati con un microfono a condensatore – dalla pioggia a vari oggetti percossi – e successivamente rielaborati. Fra gli immancabili spunti di riferimento sono citati Apparat (al master uno che con Apparat ci ha trafficato davvero, Kai Blankenberg), Burial o Flying Lotus, ma le sette tracce stanno solidamente in piedi sulle proprie gambe: Untitled che, composta in treno, coniuga cassa dritta e grande emotività; Look After Me, che sottolinea la propensione per il glitch con senso del romanticismo; la title track, dove le ritmiche si intersecano con gli archi in totale scioltezza; Sugar, che fa capolino nella dance, oppure islandische, che tradisce l’attrazione per il Nord in cui tutti prima o poi incappiamo. Una fioritura.

  7. Igloo Magazine

    Kein’s In Bloom is comprised by seven new tracks, one which previously appeared on a compilation, that extend their reach comfortably from glitch to jungle, from IDM to confident ambient landscapes. The album follows a pretty consistent order.

    As we are introduced to the soft sounds of “Untitled” rather gently, the album begins to unfold in a confident fashion. “Look After Me” is a powerful bit of nostalgia that wouldn’t be out of place in a science fiction score. However, this is all a tad cliché. After all, what kind of electronic music doesn’t at the very least resemble some sort of movie score? It is a quality of the genre to be forward thinking, to imagine sounds for a world that does not yet exist. Where Kein excels, on the other hand, is showing you tiny snapshots of what a possible world would look like. Always teary eyed, the sounds of In Bloom remind ever so briefly to Saycet’s wonderful One Day At Home (Electron’y’pop, 2006). It is a decidedly ambient sound that haunts most of the songs composed by Kein, somehow straddling the line between derivative and defiantly original.

    The two tracks that came to mind immediately after typing “defiantly original” were album highlight “Brixton Rd” and closing track “Isländische.” “Brixton Rd” is different from the other tracks in that it develops a kind of Zomby-ish sound that wouldn’t be out of place in the masked man’s tunes that constituted With Love. “Brixton Rd” is a banger.

    Album closer “Isländische” is flat-out fantastic, as the listener is bombarded by what appears to be a rogue fax machine shooting lasers out of its output slot. Both “Brixton Rd” an “Isländische,” however, are departures for what appears to be a decidedly ambient oriented album. This makes the album overall both a disappointment and and exciting discovery at the same time. No small feat.

  1. Textura

    Midway through “Brixton Rd.,” the middle track on Kein's In Bloom, a drum'n'bass pattern briefly appears—one surprise of many on this hand-numbered, limited-edition CD release (200 copies available) by the Italy-based Kein, an unidentified producer who's been, at different times since 1994, a bass player in various bands, a DJ, and most recently an Events Planner for live bands and DJs. His work—at least insofar as In Bloom might be seen as representative of it—distances itself from that of his contemporaries by accentuating melody to a pronounced degree, and consequently In Bloom suggests that it makes more sense to think of Kein as an IDM-related project similar to Plaid than as something more soundscaping-based. The title track in particular suggests as much, given how reminiscent its sound is of Plaid in its late-‘90s Not For Threes and Rest Proof Clockwork period.

    Though he brings a song-like structural emphasis to the material, Kein isn't averse to applying an experimental sensibility to his work. As an example, one of the things he likes to do is record sounds such as rain, wood, and metal objects using a condenser microphone and threading the manipulated results into his compositions. And like many a contemporary electronic producer, Kein indulges in cut-and-paste using plug-ins and exploits the sound potential offered by the digital error or glitch. That's evident from the very outset of the release in the textural crackle that acts as an undercurrent for strings and keyboard elements within “Untitled.” Even so, the focus shifts to melody and song-styled composition in the pieces that follow: Kein's melodic bent comes into play during the subsequent piece “Look After Me” in the IDM-styled electric piano figures that shimmer across the track's broken beat pattern and is later as strongly emphasized during the melancholic reverie “Ostalgie.” That rhythm is as central to Kein's sound as melody is evidenced by the funk groove powering “Sugar” and loping broken beat pattern within “Isländische.”

    In classic IDM fashion, the typical Kein track could be described as a multi-layered construction heavy on synthetic keyboard elements and broken beat rhythms. If there's anything dissatisfying about the release, it simply has to do with length. At twenty-five minutes, In Bloom is obviously more like an EP than full-length in the amount of content provided. At the same time, the release leaves the listener wanting more, which might have factored into the rationale in support of the recording's concision.

  2. Vital Weekly

    From Italy hails Kein and his release 'In Bloom' has nothing to do with the Nirvana song of the same name. At least, that's what I think. He has had releases on Helvet Underground, Nuhar Records, Cinoci Records and others, mostly online labels. Audiobulb seems to have moved, over the years, to a more abstract form of electronic music, but with this one, it's back to the Intelligent Dance Music of what I do recall as it's earliest period. Seven pieces, all about three to four minutes, making this an Extended Play of some sort, and, according to the information, he uses an 'endless series of editing, "cutting and sewing", with the massive use of selected plug-ins', leaving in glitches and errors, although, to be honest, I didn't hear any. Maybe my ears are used to hearing glitches, I wondered, so they don't sound like glitches? Kein plays his material very nicely. Lots of melodies, chopped up rhythm blocks, bouncing all over the place. It's hard to dance to - I didn't try - I would think, and it's more armchair techno than dance floor ditties. It didn't strike me as very original music, but it sounded all right. I was sweeping the floor, cleaning up a bit, and all those chores seem to take less time while playing this. That's o.k. to, I thought.

  3. Technodisco

    Kein è alle prese col primo Album, dopo aver inciso una manciata di EP negli anni passati. L’info sheet recita testualmente «E’ una raccolta di stati d’animo di viaggi e di esperienze di vita vissuta», e da ciò intuiamo di non fronteggiare con l’ennesima delle scatole vuote propinateci, purtroppo con molta frequenza, dal mercato discografico odierno. “in BLOOM” rispecchia in pieno la personalità dell’artista, che adopera Glitch, IDM, Ambient ed Abstract per comunicare le proprie emozioni, modulate attraverso particolari frequenze, scricchiolii, rumori carpiti dall’ambiente circostante. Un disco che fa da raccordo tra la sua immaginazione e il mondo che lo circonda, uno snodo tra musica e sensazioni, una sorta di fotografia audio scattata negli anfratti del proprio ego più nascosto. Sette i brani attraverso cui Kein “solidifica” i pensieri, incavando grovigli di patch ritmiche destrutturate (“Look After Me”, “Brixton Rd.”), scolpendo melodie zigzaganti (“In Bloom”, “Ostalgie”), lanciandosi nell’oscurità (“Sugar”) e nel Noise (“Isländische”) strizzando pure l’occhio (e l’orecchio) a certe cose di Burial. C’è persino la (rassicurante) cassa dritta, decisamente inusuale per l’artista, contestualizzata in un “Untitled” che, proprio in virtù della sua non appartenenza ad alcun concetto, apre infinite possibilità di interpretazione. L’edizione in CD viene accompagnata dall’artwork di Civico|32 realizzato a mano e numerato, che ferma la tiratura alle 200 copie. technodisco.it.

  4. Roma in the Club

    A volte mettere play ad un disco è come guardare al tramonto le nuvole da un finestrino di un aereo e riflettere su se stessi, sul proprio passato e sul futuro. Da dove sarà il prossimo imbarco e quale la prossima meta? A queste domande infinite, Kein ha dato una sola risposta: la mia musica. Il producer, infatti, ha raccolto le sue esperienze di viaggio in un album che potesse raccontare con intimità l’itinerario sonoro tra Londra e Berlino, Ginevra e Barcellona ma anche l’Italia. Il risultato è una serie di suoni registrati con un microfono a condesatore che si appropriano di ritmiche mai invadenti e di melodie sottili ed eleganti. C’è del break e del glitch che si assesta abilmente su atmosfere ambient e sperimentazioni IDM. C’è spensieratezza ed impenetrabilità. C’è il giorno e la notte.

  5. Son of Marketing

    E’ uscito ieri, in edizione limitata e in digitale, in BLOOM: si tratta del primo full-lenght di Kein, sound artist, producer e performer italiano che indirizza il suono verso un’elettronica “intellgente”, raffinata ed elegante. L’album segue la pubblicazione di due Ep: Suburban Turntablism del 2007 e Fondle del 2009, oltre ad una serie di collaborazioni e progetti paralleli. L’album è prodotto dalla label britannica Audiobulb Records, mentre il mastering è stato realizzato da Kai Blankenberg (già al lavoro con Apparat, Guano Apes e Lady Gaga) presso lo Skyline Tonfabrik di Dusseldorf.

  6. Primonumero

    Difficile associare la parola “genere” alla parola “elettronica”, se degli argini effettivamente esistono per contenere un movimento, nella musica elettronica sono eccessivamente sfumati. Quindi, analisi grammaticale a parte, se proprio dobbiamo dare un’etichetta all’inetichettabile può venirci in aiuto la parola “esperimento”. Elettronica come sinonimo di laboratorio chimico: infinite provette per innestare infinite reazioni. E siamo ancora lontani.